ANGELA E MARGHERITA
Quando finì l’infanzia di Margherita, venne la morte come usa fare: di soppiatto. Quasi discreta si insinua nelle movenze della vittima, ne rallenta i gesti, ne impasta il parlare, ne attenua il ricordo, ne acuisce gli egoismi e crea in lei quella ostinata dipendenza dalla vita.
Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
copyright © 2000-2006
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Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
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