Saturday, November 25, 2006
Fisica Psichica
La materia concentrata nel buco nero della mia mente raggiunge una densità tale da attirare a sé ogni cosa entri nella sua orbita gravitazionale. Il fattore di compressione aumenta, la materia raggiunge la massa critica e fatalmente esplode dando origine ad un nuovo big bang. E' così che frammenti di me stessa fuggono dal centro alla velocità della luce…e poiché l'universo è curvo…finisco per prendermela nel …..
I frammenti vaganti nell'interspazio entrano nell'orbita gravitazionale di altri pianeti e sentendosi attratti da questi chiamano ogni pezzo di sasso "mamma"….inseguono parti di sé sparpagliate nel vuoto , nel vuoto di questo mondo pieno e critico come la massa del mio big bang. Forse anche la fine del mondo è un fatto individuale.
Siamo difronte ad un difetto del metabolismo psichico.
I frammenti vaganti nell'interspazio entrano nell'orbita gravitazionale di altri pianeti e sentendosi attratti da questi chiamano ogni pezzo di sasso "mamma"….inseguono parti di sé sparpagliate nel vuoto , nel vuoto di questo mondo pieno e critico come la massa del mio big bang. Forse anche la fine del mondo è un fatto individuale.
Siamo difronte ad un difetto del metabolismo psichico.
Riflettendo
E' la mera lotta per la sopravvivenza che assolve le regole crudelidella continuità e della vita?Sarà che l'animale lotta per la sopravvivenza e l'uomo per la vita?Ed allora anch'egli merita assoluzione?Sentiamo il bisogno di salvaguardare la sacralità dell'esistenza:unico spazio d'aria tra la vita e la morte ed è il desiderio diproteggere il debole nel suo diritto fondamentale che ci spinge asistematicizzare , giustificare, organizzare la rabbia?Sono tanti i bisogni di un uomo, il primo forse è l'esserericonosciuto dagli altri come cosa buona e parte di un clan.Forse che egli cerchi attraverso la violenza di conquistare ilriconoscimento che gli spettava e che non ebbe mai……O piuttosto che egli sia vivo finchè gli altri loriflettono….perché forse , nel suo intimo, non è poi così certo diesistere.
Fisica
essere consapevoli di stare in una depressione spazio-temporale può cambiarti la vita rispetto alla gravità delle cose.
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ANGELA E MARGHERITA
Quando finì l’infanzia di Margherita, venne la morte come usa fare: di soppiatto. Quasi discreta si insinua nelle movenze della vittima, ne rallenta i gesti, ne impasta il parlare, ne attenua il ricordo, ne acuisce gli egoismi e crea in lei quella ostinata dipendenza dalla vita.
Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
copyright © 2000-2006
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Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
copyright © 2000-2006
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Nella storia della Sicilia c'è sempre una cupola
L’ironia è il tratto vivo che ricordo della Sicilia quando penso ad una nota di distinzione del popolo dell’oblio. E due DNA in un’unica genia: uno avvezzo all’obbedienza e l’altro al comando.
Quando sparì il feudatario vennero lo stato e il parastato, per coprire con un pesante ombrello i vuoti di potere in rimedio all’accidia endemica della popolazione.
Così sembrerebbe: che a partire dal momento in cui a Noto è stato tolto il ruolo di provincia, sia cominciata la depressione. Come succede ad una donna molto bella e colta che viene ignorata dal marito, o che si riprende dopo una devastante malattia, ma non trova attenzione e conforto e si trova anzi a dover competere con una ragazza più attraente, anche se meno fine e sensibile.
Antichi nobili a guardia di palazzi vuoti e fatiscenti pressati da ICI ed dalle Belle Arti vendono, svendono, abbandonano. Qualcuno serba il taglio impeccabile del vestito, altri hanno indossato pantaloni lisi e barba incolta, ma rifiutano il cappello e aborriscono l’abbronzatura. Ostentano visi emaciati nascosti al sole per difendersi dalla calura e dalla melanina che conferirebbe loro un’impronta di sudditi.
Ma che cosa ha rifiutato il mondo di loro: cultura, protervia, valori, o un’inconfutabile inclinazione alla pigrizia e al giudizio? O ancora la convinzione di aver acquisito un diritto generazionale ad essere serviti? O magari l’affezione al ragionamento e all’arte della retorica.
D’improvviso questo popolo incline alla mestizia aromatizzata al gelsomino si trova affranto al capezzale della cupola che ha elargito più da morta che da viva una speranza: che la città rifiorisca più bella che pria, in barba al vicinato.
Così, come un antico e pregevole manoscritto trova postumo il suo giusto onore, la bella addormentata nel bosco dimenticata nei secoli si risveglia al bacio prodigo del principe, che la adorna di finanziamenti e la omaggia di zoccoli d’oltralpe e ancora la fotografa e la decora di insegne luminose come brillanti.
Gli anziani occhieggiano dalle porte ripittate, le donne si tingono i capelli, mentre appaiono d’incanto nella piazza le Lacoste, simbolo della vittoria del capitale. I pensionati agli angoli e nei bar hanno sostituito nella loro conversazioni il Re col Presidente, dalle memorie felliniane si erge inossidabile ai secoli e alle mode il prosperoso seno della tabaccaia, reiterato trionfo della carne sul pensiero.
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Quando sparì il feudatario vennero lo stato e il parastato, per coprire con un pesante ombrello i vuoti di potere in rimedio all’accidia endemica della popolazione.
Così sembrerebbe: che a partire dal momento in cui a Noto è stato tolto il ruolo di provincia, sia cominciata la depressione. Come succede ad una donna molto bella e colta che viene ignorata dal marito, o che si riprende dopo una devastante malattia, ma non trova attenzione e conforto e si trova anzi a dover competere con una ragazza più attraente, anche se meno fine e sensibile.
Antichi nobili a guardia di palazzi vuoti e fatiscenti pressati da ICI ed dalle Belle Arti vendono, svendono, abbandonano. Qualcuno serba il taglio impeccabile del vestito, altri hanno indossato pantaloni lisi e barba incolta, ma rifiutano il cappello e aborriscono l’abbronzatura. Ostentano visi emaciati nascosti al sole per difendersi dalla calura e dalla melanina che conferirebbe loro un’impronta di sudditi.
Ma che cosa ha rifiutato il mondo di loro: cultura, protervia, valori, o un’inconfutabile inclinazione alla pigrizia e al giudizio? O ancora la convinzione di aver acquisito un diritto generazionale ad essere serviti? O magari l’affezione al ragionamento e all’arte della retorica.
D’improvviso questo popolo incline alla mestizia aromatizzata al gelsomino si trova affranto al capezzale della cupola che ha elargito più da morta che da viva una speranza: che la città rifiorisca più bella che pria, in barba al vicinato.
Così, come un antico e pregevole manoscritto trova postumo il suo giusto onore, la bella addormentata nel bosco dimenticata nei secoli si risveglia al bacio prodigo del principe, che la adorna di finanziamenti e la omaggia di zoccoli d’oltralpe e ancora la fotografa e la decora di insegne luminose come brillanti.
Gli anziani occhieggiano dalle porte ripittate, le donne si tingono i capelli, mentre appaiono d’incanto nella piazza le Lacoste, simbolo della vittoria del capitale. I pensionati agli angoli e nei bar hanno sostituito nella loro conversazioni il Re col Presidente, dalle memorie felliniane si erge inossidabile ai secoli e alle mode il prosperoso seno della tabaccaia, reiterato trionfo della carne sul pensiero.
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Follia
Quello che separa la follia dalla normalità è la consapevolezza continua della precarietà umana.
Minerva
Quando vedo una persona troppo gentile mi chiedo sempre che cosa abbia da farsi perdonare. Ma quando conobbi Teresa mi porse la mano sorridendo con tale dolcezza, da farmi credere che la sua cortesia fosse il moto di un animo nobile. Dopo sei mesi fuggì con mio padre.
La sera prima mi invitarono entrambi a cena e lui mi regalò una spilla che ancora conservo. E’ stata la sua eredità. E’ d’oro e raffigura la dea Minerva. La fermezza è così acuminata da mettere in pericolo gli abbracci più stretti, per questo l’ ho conservata nella cassaforte dello studio. E per tutta la vita ho navigato con costanza e dolore. Oggi conto novanta anni. Posso indossarla finalmente e declinare con grazia le effusioni altrui, per continuare a preservarli dall’onere del vedere sulla loro carni quanto la conoscenza ferisca e allontani i più.
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La sera prima mi invitarono entrambi a cena e lui mi regalò una spilla che ancora conservo. E’ stata la sua eredità. E’ d’oro e raffigura la dea Minerva. La fermezza è così acuminata da mettere in pericolo gli abbracci più stretti, per questo l’ ho conservata nella cassaforte dello studio. E per tutta la vita ho navigato con costanza e dolore. Oggi conto novanta anni. Posso indossarla finalmente e declinare con grazia le effusioni altrui, per continuare a preservarli dall’onere del vedere sulla loro carni quanto la conoscenza ferisca e allontani i più.
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La Storia
E fu così che per sentirsi meno solo, Egli decise di scrivere un racconto.
Volle esprimere se stesso in un’opera compiuta e condividere con altri i suoi pensieri.
Tracciò dunque con sapienza braccia e gambe di questo primo personaggio e gli parlò. Ma il suo personaggio lo fissava muto.
L'uomo infatti, non sapeva quanto è profonda la solitudine di un Dio.
Questa premessa è necessaria per capire come un romanzo sia in realtà l'atto di una penna che trasforma una figura di carta in vita e il movimento in tempo e l’aria in respiro. E di come poi la figura di carta si innamori del suo libro, di questo libro che si chiama Storia, fino a volere essa stessa scrivere un romanzo eterno, per raccontare all’universo del suo inferno e del suo sogno che si chiama paradiso.
Volle esprimere se stesso in un’opera compiuta e condividere con altri i suoi pensieri.
Tracciò dunque con sapienza braccia e gambe di questo primo personaggio e gli parlò. Ma il suo personaggio lo fissava muto.
L'uomo infatti, non sapeva quanto è profonda la solitudine di un Dio.
Questa premessa è necessaria per capire come un romanzo sia in realtà l'atto di una penna che trasforma una figura di carta in vita e il movimento in tempo e l’aria in respiro. E di come poi la figura di carta si innamori del suo libro, di questo libro che si chiama Storia, fino a volere essa stessa scrivere un romanzo eterno, per raccontare all’universo del suo inferno e del suo sogno che si chiama paradiso.
Letteratura e non
non è letteratura il prodotto di un cervello che sbatte contro il proprio cranio, o di un superego riconciliato nel nome di uno scrittore incontestabile, né tantomeno il rito ossessivo di un collezionista di parole, ma è piuttosto la realtà cocente che bussa quotidianamente alle nostre porte e che geme per trasformarsi in parola.
Extra Terrestre
Mi sono addormentata al tempo del libro cuore e mi sono svegliata nel mondo globale. Pensavo fosse passato un millennio ma sono passati 30 anni. Ho gli archetipi incriccati. Tutte le ere convivono tra i miei neuroni, organizzati alla disperata ricerca di punti di riferimento. Spero che schiacciando il tasto giusto del video registratore ed imparando ad utilizzare la segreteria del telefonino si apra la porta che mi accoglie a pieno titolo nell’età moderna. Hanno bruciato tutte le piantine del cielo. Ora ad ogni bivio si decide.
Ed ora ET guarda Babele. Basterà studiare l’inglese e poi le lingue orientali? E poi la storia l’antropologia e il diritto per orientarsi in un mondo senza confini?
ET venne al mondo persona e crebbe consumatore. ET concorre alla produzione di beni e alimenta il motore economico. Quando questa funzione sarà terminata ET verrà riciclata come donatrice di organi passerà da centro di profitto a centro di costo indi sarà soppressa. Però sarà biodegradabile. Ma se conterrà parti plastiche e protesi fisse verrà imbarcata su un grosso container e spedita nell’orbita di qualche lontano pianeta… dove un giorno un’esplosione nucleare bombarderà il suo DNA dando origine alla nuova storia.
Oppure sarà seppellita in Africa tra le scorie radioattive.
ET finalmente conoscerà l’Africa dal di dentro.
Ed ora ET guarda Babele. Basterà studiare l’inglese e poi le lingue orientali? E poi la storia l’antropologia e il diritto per orientarsi in un mondo senza confini?
ET venne al mondo persona e crebbe consumatore. ET concorre alla produzione di beni e alimenta il motore economico. Quando questa funzione sarà terminata ET verrà riciclata come donatrice di organi passerà da centro di profitto a centro di costo indi sarà soppressa. Però sarà biodegradabile. Ma se conterrà parti plastiche e protesi fisse verrà imbarcata su un grosso container e spedita nell’orbita di qualche lontano pianeta… dove un giorno un’esplosione nucleare bombarderà il suo DNA dando origine alla nuova storia.
Oppure sarà seppellita in Africa tra le scorie radioattive.
ET finalmente conoscerà l’Africa dal di dentro.
