Saturday, April 21, 2012
Petits essais en forme de notules...: Photo de la semaine (7) : Valpiana: Lorsque l'on est soi-même photographe, on passe rarement devant la caméra. Ce n'est pas que je sois particulièrement égocentrique, ma...
Friday, December 29, 2006
Sul potere ed altri misfatti.
C’era una volta la morale, complesso di usi e costumi che, per convenienza e per opportunità, diedero luogo a regole che governassero l’agire delle comunità umane.
C’era una volta l’etica, complesso di costumi e regole che, per volere di un essere trascendente, probabile motore dell’universo conosciuto, venivano comunicate agli uomini nel tentativo di orientare il loro agire verso il bene.
Il bene era la convivenza pacifica, il dialogo, il progresso della collettività, - poiché di un essere Trascendente buono si trattava, - o perlomeno questo dedusse l’uomo dell’ultimo millennio, dopo aver rilevato quanto agio egli stesso avesse nell’essere amato e affettuosamente accudito, nel cooperare e costruire, nell’inventare.
Molti credettero a queste regole al punto da convincersi che una facoltà propria del genere umano come l’intelligenza, dovesse essere per natura orientata alla felicità degli esseri umani e, poiché gli umani legano gli uni agli altri la loro soddisfazione e la loro gioia, l’intelligenza fosse orientata alla sopravvivenza della specie tutta.
Nell’uomo conviveva con l’intelligenza l’astuzia, che era il calcolo sul proprio personale tornaconto, naturalmente focalizzato su prospettive di breve termine e atto alla sopravvivenza immediata e non estendibile ad oggetti complessi. -l’astuto infatti, molto teso al rapido calcolo contingente, perde nel medio termine il controllo dell’effetto delle sue azioni-.
Dei e uomini di potere regolavano dunque il mondo.
Non so chi per primo conobbe la coscienza, quello strano meccanismo che regola il rapporto che ogni uomo ha con il concetto di sé…
la coscienza attraverso il senso di colpa, fungeva da sistema immunitario inducendo l’uomo in uno stato di grave disagio quando egli compiva un atto che, escludendolo dalla collettività, poteva metterlo in grave rischio. - perché si sa, l’uomo è un animale da branco e trova la sua forza nella comunità-.
il senso di colpa segnalava dunque il pericolo, un pericolo mortale.
quando la comunità si allargò per volere dei sacerdoti alle sfere celesti, il comportamento erroneo poteva escluderlo dalla vita eterna, dalle schiere angeliche, dai banchetti e dalle orge divine degli dei, dai salotti, dalle case reali, dalla casa del popolo, dalla comitiva di quartiere e addirittura condannarlo per sempre a morte.
sacerdoti e imperatori cominciarono ad utilizzare il senso di colpa. si fecero costruire piramidi e palazzi d’oro, vendettero indulgenze e mandarono eserciti a morire, kamikaze ad esplodere, si fecero pagare con la vita la loro presunta mediazione con l’immortalità.
Ma un giorno venne annunciata la morte di Dio.
I carri armati invasero Tien Ammen schiacciando con i cingolati i corpi di centinaia di studenti, Stalin svuotò le università per riempire i gulag seppellendo nel freddo ogni afflato di amore e di poesia di un grande popolo, Hitler sfogò la sua rabbia su milioni di ebrei sistematicamente bruciati nei Lager, Bush invase l’Irak per alimentare a basso prezzo i forni a microonde di milioni di americani, il Papa gridò la fedeltà ai propri pregiudizi. L’inquisizione inventò le streghe e ne incamerò i beni, l’uomo mise il burka alla donna fosse suora o moglie, al fine di garantirsi fedeltà e dedizione a poco prezzo, al fine di escludere dalle decisioni mezza umanità. Il potere mandò milioni di uomini a morire per l’imperatore, contro l’imperatore, per Dio, contro Dio, per portare la democrazia, contro la democrazia, per piantare i diamanti, per spartirsi i diamanti, per portare energia, per sottrarre energia. Le industrie uccisero per poi curare, seppellirono per rescuscitare, divertirono per distrarre, distrassero per controllare. Usarono prima la persuasione, poi il condizionamento. Entarono con la religione, l’ideologia e la cocacola. Poi con i satelliti e le telecomunicazioni, si presero cura di noi, prima misero un microchip ai cani perché nessuno li abbandonasse, poi ai carcerati, perché non potessero scappare, poi ai bambini, perché non si potessero perdere, poi ai vecchi, per poterli soccorrere, poi agli adulti per poter farli saltare come pupazzi di una play station qualora si fossero ribellati all’Ordine. Diffusero complicatissime sceneggiatura multimediali da ogni televisione e da ogni satellite per confondere il possibile con il reale, per dare vita all’inverosimile, per soggiogare e distruggere.
Qualcuno ci uccise per salvarci dal comunismo, qualcuno ci uccise per salvarci dalla Mafia, ci uccise per salvarci dall’America, qualcuno ci uccise per salvarci dal Capitalismo, qualcuno ci uccise per salvarci dalla morte, qualcuno ci uccise per salvarci dall’inferno.
Il potere, sostituto di immortalità, divenne l’unico grande obiettivo planetario.
Fu matrix, fu la moneta unica, fu il surriscaldamento del pianeta, ogni valore in nome colletivo venne usato per segnalare l’ansia di abbandono che provavano gli uomni a vagare in una depressione spazio temporale, parte di un gioco del quale non conoscevano le regole, vittime del furbo del violento.
Cari potenti della terra, voglio darvi una cattiva notizia:
Forse resterete in formalina per un po’ o prigionieri di qualche camera iperbarica nello scantinato di un folle. Forse vi farete clonare e una mostruosa copia di voi vagherà per il limbo, forse pagherete qualcuno che pietosamente vi inietterà morfina mentre ad altri resta solo il dolore. forse avrete acqua quando il pianeta sarà arso, ma cmq, alla fine, ve ne andrete pure voi anche se quelcuno davanti ad una vostra statua d’oro issata su bagdad o sul cremlino alzando gli occhi si ricorderà vagamente di un uomo.
Ma oltre all’inferno che state creando sulla terra ci sarà un altro inferno, dal quale nessun indulto vi potrà sottrarre, nel quale non potrete corrompere chi faccia leggi benevoli a vostro favore.
C’era una volta l’etica, complesso di costumi e regole che, per volere di un essere trascendente, probabile motore dell’universo conosciuto, venivano comunicate agli uomini nel tentativo di orientare il loro agire verso il bene.
Il bene era la convivenza pacifica, il dialogo, il progresso della collettività, - poiché di un essere Trascendente buono si trattava, - o perlomeno questo dedusse l’uomo dell’ultimo millennio, dopo aver rilevato quanto agio egli stesso avesse nell’essere amato e affettuosamente accudito, nel cooperare e costruire, nell’inventare.
Molti credettero a queste regole al punto da convincersi che una facoltà propria del genere umano come l’intelligenza, dovesse essere per natura orientata alla felicità degli esseri umani e, poiché gli umani legano gli uni agli altri la loro soddisfazione e la loro gioia, l’intelligenza fosse orientata alla sopravvivenza della specie tutta.
Nell’uomo conviveva con l’intelligenza l’astuzia, che era il calcolo sul proprio personale tornaconto, naturalmente focalizzato su prospettive di breve termine e atto alla sopravvivenza immediata e non estendibile ad oggetti complessi. -l’astuto infatti, molto teso al rapido calcolo contingente, perde nel medio termine il controllo dell’effetto delle sue azioni-.
Dei e uomini di potere regolavano dunque il mondo.
Non so chi per primo conobbe la coscienza, quello strano meccanismo che regola il rapporto che ogni uomo ha con il concetto di sé…
la coscienza attraverso il senso di colpa, fungeva da sistema immunitario inducendo l’uomo in uno stato di grave disagio quando egli compiva un atto che, escludendolo dalla collettività, poteva metterlo in grave rischio. - perché si sa, l’uomo è un animale da branco e trova la sua forza nella comunità-.
il senso di colpa segnalava dunque il pericolo, un pericolo mortale.
quando la comunità si allargò per volere dei sacerdoti alle sfere celesti, il comportamento erroneo poteva escluderlo dalla vita eterna, dalle schiere angeliche, dai banchetti e dalle orge divine degli dei, dai salotti, dalle case reali, dalla casa del popolo, dalla comitiva di quartiere e addirittura condannarlo per sempre a morte.
sacerdoti e imperatori cominciarono ad utilizzare il senso di colpa. si fecero costruire piramidi e palazzi d’oro, vendettero indulgenze e mandarono eserciti a morire, kamikaze ad esplodere, si fecero pagare con la vita la loro presunta mediazione con l’immortalità.
Ma un giorno venne annunciata la morte di Dio.
I carri armati invasero Tien Ammen schiacciando con i cingolati i corpi di centinaia di studenti, Stalin svuotò le università per riempire i gulag seppellendo nel freddo ogni afflato di amore e di poesia di un grande popolo, Hitler sfogò la sua rabbia su milioni di ebrei sistematicamente bruciati nei Lager, Bush invase l’Irak per alimentare a basso prezzo i forni a microonde di milioni di americani, il Papa gridò la fedeltà ai propri pregiudizi. L’inquisizione inventò le streghe e ne incamerò i beni, l’uomo mise il burka alla donna fosse suora o moglie, al fine di garantirsi fedeltà e dedizione a poco prezzo, al fine di escludere dalle decisioni mezza umanità. Il potere mandò milioni di uomini a morire per l’imperatore, contro l’imperatore, per Dio, contro Dio, per portare la democrazia, contro la democrazia, per piantare i diamanti, per spartirsi i diamanti, per portare energia, per sottrarre energia. Le industrie uccisero per poi curare, seppellirono per rescuscitare, divertirono per distrarre, distrassero per controllare. Usarono prima la persuasione, poi il condizionamento. Entarono con la religione, l’ideologia e la cocacola. Poi con i satelliti e le telecomunicazioni, si presero cura di noi, prima misero un microchip ai cani perché nessuno li abbandonasse, poi ai carcerati, perché non potessero scappare, poi ai bambini, perché non si potessero perdere, poi ai vecchi, per poterli soccorrere, poi agli adulti per poter farli saltare come pupazzi di una play station qualora si fossero ribellati all’Ordine. Diffusero complicatissime sceneggiatura multimediali da ogni televisione e da ogni satellite per confondere il possibile con il reale, per dare vita all’inverosimile, per soggiogare e distruggere.
Qualcuno ci uccise per salvarci dal comunismo, qualcuno ci uccise per salvarci dalla Mafia, ci uccise per salvarci dall’America, qualcuno ci uccise per salvarci dal Capitalismo, qualcuno ci uccise per salvarci dalla morte, qualcuno ci uccise per salvarci dall’inferno.
Il potere, sostituto di immortalità, divenne l’unico grande obiettivo planetario.
Fu matrix, fu la moneta unica, fu il surriscaldamento del pianeta, ogni valore in nome colletivo venne usato per segnalare l’ansia di abbandono che provavano gli uomni a vagare in una depressione spazio temporale, parte di un gioco del quale non conoscevano le regole, vittime del furbo del violento.
Cari potenti della terra, voglio darvi una cattiva notizia:
Forse resterete in formalina per un po’ o prigionieri di qualche camera iperbarica nello scantinato di un folle. Forse vi farete clonare e una mostruosa copia di voi vagherà per il limbo, forse pagherete qualcuno che pietosamente vi inietterà morfina mentre ad altri resta solo il dolore. forse avrete acqua quando il pianeta sarà arso, ma cmq, alla fine, ve ne andrete pure voi anche se quelcuno davanti ad una vostra statua d’oro issata su bagdad o sul cremlino alzando gli occhi si ricorderà vagamente di un uomo.
Ma oltre all’inferno che state creando sulla terra ci sarà un altro inferno, dal quale nessun indulto vi potrà sottrarre, nel quale non potrete corrompere chi faccia leggi benevoli a vostro favore.
Saturday, November 25, 2006
Fisica Psichica
La materia concentrata nel buco nero della mia mente raggiunge una densità tale da attirare a sé ogni cosa entri nella sua orbita gravitazionale. Il fattore di compressione aumenta, la materia raggiunge la massa critica e fatalmente esplode dando origine ad un nuovo big bang. E' così che frammenti di me stessa fuggono dal centro alla velocità della luce…e poiché l'universo è curvo…finisco per prendermela nel …..
I frammenti vaganti nell'interspazio entrano nell'orbita gravitazionale di altri pianeti e sentendosi attratti da questi chiamano ogni pezzo di sasso "mamma"….inseguono parti di sé sparpagliate nel vuoto , nel vuoto di questo mondo pieno e critico come la massa del mio big bang. Forse anche la fine del mondo è un fatto individuale.
Siamo difronte ad un difetto del metabolismo psichico.
I frammenti vaganti nell'interspazio entrano nell'orbita gravitazionale di altri pianeti e sentendosi attratti da questi chiamano ogni pezzo di sasso "mamma"….inseguono parti di sé sparpagliate nel vuoto , nel vuoto di questo mondo pieno e critico come la massa del mio big bang. Forse anche la fine del mondo è un fatto individuale.
Siamo difronte ad un difetto del metabolismo psichico.
Riflettendo
E' la mera lotta per la sopravvivenza che assolve le regole crudelidella continuità e della vita?Sarà che l'animale lotta per la sopravvivenza e l'uomo per la vita?Ed allora anch'egli merita assoluzione?Sentiamo il bisogno di salvaguardare la sacralità dell'esistenza:unico spazio d'aria tra la vita e la morte ed è il desiderio diproteggere il debole nel suo diritto fondamentale che ci spinge asistematicizzare , giustificare, organizzare la rabbia?Sono tanti i bisogni di un uomo, il primo forse è l'esserericonosciuto dagli altri come cosa buona e parte di un clan.Forse che egli cerchi attraverso la violenza di conquistare ilriconoscimento che gli spettava e che non ebbe mai……O piuttosto che egli sia vivo finchè gli altri loriflettono….perché forse , nel suo intimo, non è poi così certo diesistere.
Fisica
essere consapevoli di stare in una depressione spazio-temporale può cambiarti la vita rispetto alla gravità delle cose.
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ANGELA E MARGHERITA
Quando finì l’infanzia di Margherita, venne la morte come usa fare: di soppiatto. Quasi discreta si insinua nelle movenze della vittima, ne rallenta i gesti, ne impasta il parlare, ne attenua il ricordo, ne acuisce gli egoismi e crea in lei quella ostinata dipendenza dalla vita.
Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
copyright © 2000-2006
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Dio, come sono duri a morire gli umani, invitati per qualche decennio a corte,
si installano sulla terra come fosse casa propria.
Angela prese a lamentarsi di un lamento specifico per qualcosa che le serviva e che non arrivava, poi smagrì tutta eccetto il ventre, quindi sparì nella sua camera. Margherita non la vide più, ma per un anno e mezzo la sentì giorno e notte chiamare il nome di Francesca come in una litania. Francesca scomparve. Margherita seppe per la prima volta di quel buco nero nel quale si rifugiava, abbandonando in giro per la casa tracce di sè sotto forma di cibo e bevande.
Margherita sapeva che era sparita come Angela. Ma non erano tutti nello stesso luogo, perchè Angela si lamentava nella stanza accanto alla sua.
Avevano in comune il muro divisorio e l’angoscia della morte.
Mentre Angela moriva, il suo lamento entrava nel cuore della bambina e lì si fissava sotto gli abiti e la pelle, nelle ossa e nel sangue, nei pensieri, nei sogni.
Oggi non ripeterle più volte una cosa, soprattutto non di continuo. Non insistere, ti odierà, perché quando la morte arrivò lei non poté gridare.
Lei non era Francesca che non arrivava, lei era Margherita fuori dalla porta.
Lei non gridò e non entrò mai.
Quando Angela morì, non fu sorpresa e pianse .
Ora c’era un grande silenzio nella casa e Francesca non tornò mai più.
Margherita vide gli occhi di Francesca in sogno,
sulla scala prossima alla porta della sua vecchia casa.
Pareva parlasse coi demoni,
sospesa tra la vita apparente nella quale fluttuava con scioltezza
e il luogo segreto ai vivi,
ma consueto ai folli,
nel quale realmente alberga la loro anima.
Margherita sapeva che quegli occhi erano del demone,
mentre di lei era solo rimasto il corpo.
L’anima di Francesca muore
avvolta su se stessa
e di notte torna presso Margherita, uccidendo in una buia segreta uomini ed infanti.
Era morto anche l’eucalipto presso casa, soffocato nei rampicanti.
Così è stato per i figli da lei nati e partiti. Le si sono avvinghiati
prima al cuore e poi alla mente, mentre lei li partoriva una seconda volta
come mostri orrendi.
Ogni notte li riamava ed ogni giorno li perseguitava,
finché il ritmo del sole e della notte non hanno più scandito i giorni,
né il freddo e il caldo le stagioni.
Avvolta dentro un unico cappotto e dentro un unico pensiero,
a ogni vuoto ha sostituito un’ossessione
e ogni mattina l’ ha innaffiata prima con acqua
e poi con veleno.
copyright © 2000-2006
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Nella storia della Sicilia c'è sempre una cupola
L’ironia è il tratto vivo che ricordo della Sicilia quando penso ad una nota di distinzione del popolo dell’oblio. E due DNA in un’unica genia: uno avvezzo all’obbedienza e l’altro al comando.
Quando sparì il feudatario vennero lo stato e il parastato, per coprire con un pesante ombrello i vuoti di potere in rimedio all’accidia endemica della popolazione.
Così sembrerebbe: che a partire dal momento in cui a Noto è stato tolto il ruolo di provincia, sia cominciata la depressione. Come succede ad una donna molto bella e colta che viene ignorata dal marito, o che si riprende dopo una devastante malattia, ma non trova attenzione e conforto e si trova anzi a dover competere con una ragazza più attraente, anche se meno fine e sensibile.
Antichi nobili a guardia di palazzi vuoti e fatiscenti pressati da ICI ed dalle Belle Arti vendono, svendono, abbandonano. Qualcuno serba il taglio impeccabile del vestito, altri hanno indossato pantaloni lisi e barba incolta, ma rifiutano il cappello e aborriscono l’abbronzatura. Ostentano visi emaciati nascosti al sole per difendersi dalla calura e dalla melanina che conferirebbe loro un’impronta di sudditi.
Ma che cosa ha rifiutato il mondo di loro: cultura, protervia, valori, o un’inconfutabile inclinazione alla pigrizia e al giudizio? O ancora la convinzione di aver acquisito un diritto generazionale ad essere serviti? O magari l’affezione al ragionamento e all’arte della retorica.
D’improvviso questo popolo incline alla mestizia aromatizzata al gelsomino si trova affranto al capezzale della cupola che ha elargito più da morta che da viva una speranza: che la città rifiorisca più bella che pria, in barba al vicinato.
Così, come un antico e pregevole manoscritto trova postumo il suo giusto onore, la bella addormentata nel bosco dimenticata nei secoli si risveglia al bacio prodigo del principe, che la adorna di finanziamenti e la omaggia di zoccoli d’oltralpe e ancora la fotografa e la decora di insegne luminose come brillanti.
Gli anziani occhieggiano dalle porte ripittate, le donne si tingono i capelli, mentre appaiono d’incanto nella piazza le Lacoste, simbolo della vittoria del capitale. I pensionati agli angoli e nei bar hanno sostituito nella loro conversazioni il Re col Presidente, dalle memorie felliniane si erge inossidabile ai secoli e alle mode il prosperoso seno della tabaccaia, reiterato trionfo della carne sul pensiero.
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Quando sparì il feudatario vennero lo stato e il parastato, per coprire con un pesante ombrello i vuoti di potere in rimedio all’accidia endemica della popolazione.
Così sembrerebbe: che a partire dal momento in cui a Noto è stato tolto il ruolo di provincia, sia cominciata la depressione. Come succede ad una donna molto bella e colta che viene ignorata dal marito, o che si riprende dopo una devastante malattia, ma non trova attenzione e conforto e si trova anzi a dover competere con una ragazza più attraente, anche se meno fine e sensibile.
Antichi nobili a guardia di palazzi vuoti e fatiscenti pressati da ICI ed dalle Belle Arti vendono, svendono, abbandonano. Qualcuno serba il taglio impeccabile del vestito, altri hanno indossato pantaloni lisi e barba incolta, ma rifiutano il cappello e aborriscono l’abbronzatura. Ostentano visi emaciati nascosti al sole per difendersi dalla calura e dalla melanina che conferirebbe loro un’impronta di sudditi.
Ma che cosa ha rifiutato il mondo di loro: cultura, protervia, valori, o un’inconfutabile inclinazione alla pigrizia e al giudizio? O ancora la convinzione di aver acquisito un diritto generazionale ad essere serviti? O magari l’affezione al ragionamento e all’arte della retorica.
D’improvviso questo popolo incline alla mestizia aromatizzata al gelsomino si trova affranto al capezzale della cupola che ha elargito più da morta che da viva una speranza: che la città rifiorisca più bella che pria, in barba al vicinato.
Così, come un antico e pregevole manoscritto trova postumo il suo giusto onore, la bella addormentata nel bosco dimenticata nei secoli si risveglia al bacio prodigo del principe, che la adorna di finanziamenti e la omaggia di zoccoli d’oltralpe e ancora la fotografa e la decora di insegne luminose come brillanti.
Gli anziani occhieggiano dalle porte ripittate, le donne si tingono i capelli, mentre appaiono d’incanto nella piazza le Lacoste, simbolo della vittoria del capitale. I pensionati agli angoli e nei bar hanno sostituito nella loro conversazioni il Re col Presidente, dalle memorie felliniane si erge inossidabile ai secoli e alle mode il prosperoso seno della tabaccaia, reiterato trionfo della carne sul pensiero.
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Follia
Quello che separa la follia dalla normalità è la consapevolezza continua della precarietà umana.
Minerva
Quando vedo una persona troppo gentile mi chiedo sempre che cosa abbia da farsi perdonare. Ma quando conobbi Teresa mi porse la mano sorridendo con tale dolcezza, da farmi credere che la sua cortesia fosse il moto di un animo nobile. Dopo sei mesi fuggì con mio padre.
La sera prima mi invitarono entrambi a cena e lui mi regalò una spilla che ancora conservo. E’ stata la sua eredità. E’ d’oro e raffigura la dea Minerva. La fermezza è così acuminata da mettere in pericolo gli abbracci più stretti, per questo l’ ho conservata nella cassaforte dello studio. E per tutta la vita ho navigato con costanza e dolore. Oggi conto novanta anni. Posso indossarla finalmente e declinare con grazia le effusioni altrui, per continuare a preservarli dall’onere del vedere sulla loro carni quanto la conoscenza ferisca e allontani i più.
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La sera prima mi invitarono entrambi a cena e lui mi regalò una spilla che ancora conservo. E’ stata la sua eredità. E’ d’oro e raffigura la dea Minerva. La fermezza è così acuminata da mettere in pericolo gli abbracci più stretti, per questo l’ ho conservata nella cassaforte dello studio. E per tutta la vita ho navigato con costanza e dolore. Oggi conto novanta anni. Posso indossarla finalmente e declinare con grazia le effusioni altrui, per continuare a preservarli dall’onere del vedere sulla loro carni quanto la conoscenza ferisca e allontani i più.
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La Storia
E fu così che per sentirsi meno solo, Egli decise di scrivere un racconto.
Volle esprimere se stesso in un’opera compiuta e condividere con altri i suoi pensieri.
Tracciò dunque con sapienza braccia e gambe di questo primo personaggio e gli parlò. Ma il suo personaggio lo fissava muto.
L'uomo infatti, non sapeva quanto è profonda la solitudine di un Dio.
Questa premessa è necessaria per capire come un romanzo sia in realtà l'atto di una penna che trasforma una figura di carta in vita e il movimento in tempo e l’aria in respiro. E di come poi la figura di carta si innamori del suo libro, di questo libro che si chiama Storia, fino a volere essa stessa scrivere un romanzo eterno, per raccontare all’universo del suo inferno e del suo sogno che si chiama paradiso.
Volle esprimere se stesso in un’opera compiuta e condividere con altri i suoi pensieri.
Tracciò dunque con sapienza braccia e gambe di questo primo personaggio e gli parlò. Ma il suo personaggio lo fissava muto.
L'uomo infatti, non sapeva quanto è profonda la solitudine di un Dio.
Questa premessa è necessaria per capire come un romanzo sia in realtà l'atto di una penna che trasforma una figura di carta in vita e il movimento in tempo e l’aria in respiro. E di come poi la figura di carta si innamori del suo libro, di questo libro che si chiama Storia, fino a volere essa stessa scrivere un romanzo eterno, per raccontare all’universo del suo inferno e del suo sogno che si chiama paradiso.
Letteratura e non
non è letteratura il prodotto di un cervello che sbatte contro il proprio cranio, o di un superego riconciliato nel nome di uno scrittore incontestabile, né tantomeno il rito ossessivo di un collezionista di parole, ma è piuttosto la realtà cocente che bussa quotidianamente alle nostre porte e che geme per trasformarsi in parola.
Extra Terrestre
Mi sono addormentata al tempo del libro cuore e mi sono svegliata nel mondo globale. Pensavo fosse passato un millennio ma sono passati 30 anni. Ho gli archetipi incriccati. Tutte le ere convivono tra i miei neuroni, organizzati alla disperata ricerca di punti di riferimento. Spero che schiacciando il tasto giusto del video registratore ed imparando ad utilizzare la segreteria del telefonino si apra la porta che mi accoglie a pieno titolo nell’età moderna. Hanno bruciato tutte le piantine del cielo. Ora ad ogni bivio si decide.
Ed ora ET guarda Babele. Basterà studiare l’inglese e poi le lingue orientali? E poi la storia l’antropologia e il diritto per orientarsi in un mondo senza confini?
ET venne al mondo persona e crebbe consumatore. ET concorre alla produzione di beni e alimenta il motore economico. Quando questa funzione sarà terminata ET verrà riciclata come donatrice di organi passerà da centro di profitto a centro di costo indi sarà soppressa. Però sarà biodegradabile. Ma se conterrà parti plastiche e protesi fisse verrà imbarcata su un grosso container e spedita nell’orbita di qualche lontano pianeta… dove un giorno un’esplosione nucleare bombarderà il suo DNA dando origine alla nuova storia.
Oppure sarà seppellita in Africa tra le scorie radioattive.
ET finalmente conoscerà l’Africa dal di dentro.
Ed ora ET guarda Babele. Basterà studiare l’inglese e poi le lingue orientali? E poi la storia l’antropologia e il diritto per orientarsi in un mondo senza confini?
ET venne al mondo persona e crebbe consumatore. ET concorre alla produzione di beni e alimenta il motore economico. Quando questa funzione sarà terminata ET verrà riciclata come donatrice di organi passerà da centro di profitto a centro di costo indi sarà soppressa. Però sarà biodegradabile. Ma se conterrà parti plastiche e protesi fisse verrà imbarcata su un grosso container e spedita nell’orbita di qualche lontano pianeta… dove un giorno un’esplosione nucleare bombarderà il suo DNA dando origine alla nuova storia.
Oppure sarà seppellita in Africa tra le scorie radioattive.
ET finalmente conoscerà l’Africa dal di dentro.
Tuesday, January 18, 2005
BENVENUTI
Spero che questo blog diventi un laboratorio di idee.
Potete contribuire raccontando fatti, esprimendo opinioni.
Segnalate novità significative che riguardino il mondo della politica, della cultura, della scienza, dell'arte, della tecnologia.
Potete contribuire raccontando fatti, esprimendo opinioni.
Segnalate novità significative che riguardino il mondo della politica, della cultura, della scienza, dell'arte, della tecnologia.
